La bellissima storia del dottor Egli, il grande sognatore svizzero che scelse la Spagna per assaporare appieno ogni momento della sua vita

Sarà stato il clima mediterraneo, lo spirito aperto e conviviale del popolo spagnolo, gli scenari incantevoli, la squisita gastronomia… Chiaro è che lui arrivò, più di 25 anni fa in quelle meravigliose terre della provincia di Granada per fare diventare realtà il suo sogno, quello di vivere il resto della sua vita nel cuore dell’Andalucia.
Desiderava godersi i ritmi “blandi”, il fresco della sera quando iniziava ad abbassare la temperatura, come vedeva fare agli anziani nei “paesi bianchi” durante i suoi viaggi in terra iberica, con la loro sedia davanti a casa, per scambiare quattro chiacchiere, per assaporare l’essenza della vita, perché amava osservare come per il popolo spagnolo rilassarsi era un diritto intoccabile.
Per lui la solarità e la socievolezza che trovava in Spagna non avevano uguali al mondo. Un caffè con gli amici dopo il lavoro, una passeggiata in piazza, il vermut della domenica… l’importante per loro era uscire e vivere appieno ogni momento della loro vita.
Ammirava e impazziva vedendo come erano capaci di stare alzati a chiacchierare, a ballare e a far baldoria fin tardi per poi svegliarsi poche ore dopo freschi come la rugiada, perché per loro l’arte di vivere bene passava dal prendere il divertimento sul serio tanto quanto il lavoro.
Il sogno di quell’avvocato e imprenditore svizzero era di vivere nel cuore dell’Andalusia, e non si fermò finché non trovò il suo posto ideale, un magnifico complesso di 350 ettari tra estesi boschi di lecci, querce, ulivi e mandorli, tra Malaga e Granada.

Luogo di ritrovo della Jet-set

All’inizio degli anni Novanta costruì il suo cortijo, la sua casa di campagna, in quel meraviglioso paesaggio granadino, che diventò molto presto luogo di ritrovo per la jet set, per i suoi amici, persone influenti e agiate che ormeggiavano i loro yacht a Puerto Banús.

Cosi accoglieva i suoi amici, in un’oasi di pace, tra immense distese verdi e con in fondo le montagne che disegnavano un orizzonte bianco, stupendo.

E una delle prelibatezze che sicuramente non faceva mai mancare nei suoi festini era il Caviale di Riofrío, il primo caviale al mondo ad ottenere la certificazione biologica, e che ancora oggi si produce a pochi chilometri di distanza.

Al dottor Egli e ai suoi commensali bastava aggiungere un po ‘di sale, come si fa con il tradizionale caviale russo. Lo si serviva freddo, su un letto di ghiaccio, usando un cucchiaio di madreperla o osso per conservare tutte le proprietà.

Riofrio, dove viene prodotto uno dei migliori caviali al mondo

Oggi tutto il caviale che si consuma proviene da animali non selvatici, e non solo viene prodotto dalla Russia e dall’Iran, come si crede comunemente.
Riofrio è un minuscolo paese con poco più di 250 abitanti, situato nella parte occidentale di Granada, appartenente al comune di Loja.
Il suo nome deriva dal fiume Frío, un affluente del Genil che in questa zona si unisce al fiume Salado, facilitando la formazione di un generoso flusso di acqua cristallina nutrito anche dalle correnti sotterranee della Sierra Gorda.
Lo storione è un pesce preistorico e anadromo: vive nel mare, ma risale il fiume per accoppiarsi. I suoi esemplari più sviluppati possono superare i 300 kg e misurare più di 3 metri. E non vive in qualunque acqua: deve essere fresca e con una temperatura equilibrata, preferibilmente senza sbalzi. Per questo motivo il Mar Caspio è stato, fin dall’antichità, uno dei migliori ambienti naturali per lo sviluppo dello storione selvatico.
Ma ben presto la commercializzazione si trasformò in uno sfruttamento incontrollato e lo storione del Caspio divenne scarso, tanto che alla fine del XX secolo la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) si è dovuta mettere al lavoro per evitare un disastro ecologico vietando l’esportazione di caviale e altri prodotti di storione.
Negli anni ’30 del secolo scorso, lo specialista russo Theodor Classen si stabilì a Coria del Río (Siviglia), per evadere un ordine della famiglia Ybarra: produrre un caviale di qualità simile a quello del suo paese di origine, un prodotto di lusso che cominciava a diventare di moda nei grandi ristoranti francesi.
C’erano prove storiche che evidenziavano il fatto che lo storione popolava da sempre vari fiumi della penisola iberica come il Duero, l’Ebro, il Tajo o il Guadalquivir. Uno dei primi riferimenti dove è rappresentato questo animale è un mosaico della città romana di Italica, vicino a Siviglia.
La tecnica di Classen si basava sulla pesca dell’Acipenser naccarii, una delle varietà più apprezzate di storione, che già da secoli, appunto, nuotava nei fiumi spagnoli e molto pescata nel fiume Guadalquivir.
A metà degli anni Cinquanta, il dottor Domezain, un medico ed impresario di origine navarrese, pioniere della piscicoltura in Spagna, arrivò a Granada insieme ai suoi soci, attirati dalla voce di un Eden dall’acqua cristallina che poteva essere l’ambiente perfetto per l’allevamento di storioni, e scopri cosi la cascata alla sorgente del fiume Frío, originariamente utilizzata per fare funzionare mulini e gualchiere, da dove l’acqua sgorga naturalmente e durante tutto l’anno a una temperatura stabile tra i 14 ei 15 ° C.
Inoltre, considerarono che l’equilibrio e la qualità dell’acqua proveniente dalle correnti sotterranee e dagli stessi fiumi Frío e Salado era fondamentale affinché lo storione potesse svilupparsi pienamente. Solo lo storione femmina produce le uova, ed è necessario attendere nove anni per poter separare gli animali per sesso, e 15-18 perché loro inizino a produrle. Proprio le condizioni che si davano in quel territorio erano quelle ideali per ottenere un prodotto di prima qualità.
Nel 1963 fondarono l’allevamento ittico Caviar Riofrío, prendendo il testimone da Classen per iniziare ad allevare storioni in cattività.
«Si stendevano per terra e, facendo le tovaglie con le erbe aromatiche, mettevano pane, sale, coltelli, noci, fette di formaggio, ossa di prosciutto crudo (…) Mettevano anche una leccornia nera che dicevano si chiamasse caviale ed era fatta di uova di pesce… ». (Don Chisciotte, capitolo LIV)
Don Alonso Quijano, meglio conosciuto come Don Chisciotte della Mancia, non si era mai avvicinato al Mar Caspio in nessuna delle sue avventure, ma già parlava del caviale. Ed è che lo storione e le sue uova abbondavano in Spagna, sin dai tempi antichi, come hai potuto scoprire in questo mio racconto.
Si dice che per secoli il caviale sia stato alimento per bestiame, soprattutto per i maiali e dunque non godeva di grande popolarità. Come cambiano i tempi, vero? Ora è invece un prodotto gourmet molto apprezzato nel mondo intero.

La Bobadilla

La prima guerra del Golfo rovinò la sua attività, ed il dottor Egli finì per trincerarsi in una suite della tenuta, che aveva trasformato piano piano in un hotel (anche se molto poco redditizio a causa della sua grande generosità e delle sfarzose feste che organizzava), nutrendosi di ciò che i suoi ex camerieri benevolmente gli offrivano.
Il suo “rifugio” si chiamava “Re Boabdill”, il nome dell’ultimo re arabo della penisola, un nome molto appropriato per ricordare il suo regno perduto.
Ancora oggi, La Bobadilla offre la stessa magia, ed è un luogo unico in cui lasciarsi avvolgere dal tradizionale stile andaluso, per una vacanza indimenticabile da vivere con le persone più care, a due passi della Costa del Sol, e in una posizione ideale per visitare Granada, Sevilla, Jaen, Cordoba e altri tanti innumerevoli luoghi meravigliosi dell’incantevole Andalucia.

Antequera, il cuore dell’Andalusia

Situata nell’entroterra della provincia di Malaga, ad appena mezz’ora di macchina da quella memorabile dimora, troviamo Antequera, considerata il centro geografico della regione andalusa e dove 3 monumenti preistorici megalitici di carattere funerario, Menga, Viera e El Romeral, e 2 monumenti naturali, El Torcal e La Peña de los Enamorados, sono stati riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2016 per la sua importanza antropologica e storica.

Presentano la particolarità di essere collegati tra loro, poiché in modo eccezionale Menga è orientato verso la Peña de Los Enamorados, mentre El Romeral verso la Sierra de El Torcal e Viera verso il sole.

Menga risale al 4.700 a.c. e si tratta di una colossale tomba a corridoio costruita con grandi pietre verticali (ortostati) e orizzontali (coperte). Il primo ortostato del corridoio presenta una serie di incisioni antropomorfe a forma di croce oltre che di stella.

Viera è datata 4.000 a.C. È il prototipo di una tomba a corridoio orientata verso l’alba del sole agli equinozi. Ha una camera quadrata alla fine del corridoio di 21 metri. Alcuni aortostati del tratto nord esterno del corridoio appaiono decorati da cavità o “coppe” molto tipiche dell’arte schematica; all’interno si vedono tracce di pittura rossastra.

El Romeral è una tholos del 3.800 a.C., un singolare monumento megalitico per la sua tipologia a cupola ed atipico per il suo doppio orientamento verso la Sierra de El Torcal (vincolo geografico) e verso l’orthos solare a mezzogiorno del solstizio d’inverno (vincolo astronomico). E ‘costituito da un corridoio architravato a sezione trapezoidale, realizzato con grandi lastre e piccole pietre. In fondo ci sono due camere circolari per le offerte con una pietra d’altare.

La mistica e romantica Peña de los Enamorados è una roccia calcarea di 874 m di altezza che ha una morfologia molto caratteristica in quanto sembra la testa di un indiano sdraiato. Prende il nome da una leggenda tardo medievale, che racconta la storia di due innamorati (lui cristiano e lei una principessa moresca) in fuga dai soldati inviati dal padre per catturarli e interrompere la loro relazione. Si dice che scapparono in questo luogo e, per impedire di essere separati, salirono in cima per gettarsi insieme nel vuoto per unirsi nell’eternità.
Ci sono testimonianze di resti preistorici e pitture rupestri su una delle sue pendici, il che spiega il perché il dolmen Menga sia orientato verso la Peña.

El Torcal de Antequera è un’area naturale formatasi da antichi territori marini emersi circa 150 milioni di anni fa. I materiali depositati in fondo al mare emersero come conseguenza delle pieghe alpine nell’era terziaria, essendo ora il punto più alto della provincia di Malaga. Da questo momento in poi il questo ambiente è stato sottoposto ad un processo di erosione, dando luogo ad uno dei più imponenti esempi di paesaggio carsico in tutta Europa.
La frattura della roccia per l’azione dell’acqua che assorbe e congela, unitamente allo scioglimento del calcare per effetto della pioggia, hanno formato una moltitudine di forme curiose e sorprendenti nelle rocce, un vero museo di sculture all’aria aperta, come ad esempio “El Tornillo”, “El Sombrerillo”, “El Adelantado”, “El Cáliz”.
Presenta un’enorme ricchezza di voragini, grotte e altri ambienti sotterranei, alcuni dei quali di grande importanza storica come la Cueva del Toro, che attestano la presenza dell’uomo già migliaia di anni fa.

Ci sono molte possibilità per scoprirlo.

Speleologia, fotografia naturalistica, percorsi 4×4, passeggiate a cavallo, arrampicata, vie ferrate, corsa, yoga, osservazione astronomica…

In mongolfiera, a piedi, in bicicletta … anche al tramonto sotto la luna piena, per sentire l’energia di questo luogo e godersi il fascino del suo cielo stellato, e la mattina molto presto per godersi un’alba indimenticabile e spettacolare, prima di una rinvigorente colazione salata “alla spagnola” con il tipico “Mollete IGP”, formaggio fresco locale e l’eccezionale olio extravergine di oliva, data la tradizione olivicola di questa regione.
Il percorso escursionistico “Ammonites en el Torcal”, ad esempio, offre suggestivi scorci panoramici, l’avvistamento di impronte di fossili marini e l’osservazione delle forme capricciose di roccia calcarea del territorio.

Uno dei valori più notevoli della fauna di El Torcal è la ricca presenza di uccelli, sia in modo sedentario che semplicemente come punto di passaggio sulle rotte migratorie o come luogo di nidificazione. In questo senso è estato dichiarato Zona Speciale per la Protezione degli Uccelli e dà la possibilità di praticare il birdwatching, completandolo con una visita alla Laguna Fuente de Piedra, situata nei pressi di Antequera e adiacente al paese da cui prende il nome.
Questa è la laguna più grande dell’Andalusia e ospita la più grande colonia di fenicotteri rosa dell’intera penisola iberica. I fenicotteri arrivano a Fuente de Piedra per l’inverno negli ultimi giorni di gennaio. Covano un solo uovo e alla fine di luglio migrano in paesi africani come la Mauritania e il Senegal.

Oltre al patrimonio tutelato dall’Unesco, meritano senz’altro una visita anche il Recinto Monumental de la Alcazaba, che testimonia il passato di città di frontiera del Al-Andalus, punto strategico durante l’epoca della Reconquista, la Real Colegiata de Sta. Maria la Mayor, primo esempio del Rinascimento andaluso, la chiesa di San Juan de Dios, gioiello del barocco andaluso dove è stata utilizzata l’arenaria della città romana di Italica e, nella facciata, la pietra calcarea rossa del Parco Naturale di El Torcal.

Consiglio inoltre musei come quello del Trompo, dedicato ai giocatoli tradizionali, quello della Ciudad de Antequera, dove si può ripercorrere la storia della città, ammirando resti archeologici, storici e artistici, il Museo del aceite, che raccoglie la tradizione olivicola della regione, dove infatti l’oliveto è la principale attività economica, e la Exposicion Permanente de Arte Taurino, situata all’ultimo piano della Plaza de Toros, una delle più belle e antiche dell’Andalusia, la cui esistenza risale al XIX secolo anche se la tradizione della corrida di Antequera va ancora più indietro nel tempo, al XVII secolo e prevale fino ad oggi.

Meritano di essere menzionate tradizioni antichissime molto sentite in questa terra, come La Settimana Santa, durante la quale le confraternite mostrano il loro ricco e monumentale corredo processionale: dalle sue immagini, sculture di grande valore artistico realizzate da intagliatori insediatisi in città tra il XVI e il XVIII secolo, ai ricami dei loro mantelli e baldacchini, passando per argenterie e intagli, considerati beni capitali del patrimonio artistico della Settimana Santa. Durante queste festività si vivono momenti di grande passione come il così detto “correre la valle”, durante il quale si vedono correre i troni di alcune confraternite sui ripidi pendii e che, al termine del percorso processionale, arrivano alle loro chiese. Il significato tradizionale di questa usanza era quello di benedire, dalle colline della città, i fertili prati che ai loro tempi erano la prima fonte di ricchezza per la popolazione.

Questa terra offre prodotti di prima qualità: mandorle, mele cotogne, nespole, fichi, uva…
Frutta e verdura fresca con cui vengono realizzati i piatti e i dolci più significativi della gastronomia tipica, come la Porra, il mollete de Antequera IGP, il Bienmesabe e i gli irrinunciabili dolci tradizionali, tipici del periodo natalizio, che vengono chiamati mantecados e polvorones, acquistabili presso le pasticcerie e i conventi di clausura del territorio.

Anticaria” (nome di Antequera in epoca romana), che attraversata dalla “Via Domiciana Augusta” portava nella provincia di Hispania, è dunque, anche oggi, una città meravigliosa, situata nel principale crocevia dell’Andalusia, che offre mille e una alternative per vivere esperienze meravigliose nel cuore dell’Andalusia.

Vamos, te animas? Andalucia ti aspetta!

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